Sagapò, romanzo di successo

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L’ultima edizione di Sagapò, Einaudi, luglio 2014

Il romanzo di una vita o una vita per quel romanzo? Se è vero che lo annoverò tra gli scrittori più noti del dopoguerra, è altrettanto realistico dire che mio padre rinunciò volontariamente ad essere scrittore per dedicarsi contemporaneamente alla pittura e alla critica d’arte. I suoi due romanzi – Tempi bruciati (1948) e Sagapò – scritti in buona parte durante la guerra e nei lunghi anni di prigionia, restano un episodio legato a quei momenti, scritti in quello stato d’animo che l’autore sperimentò durante un’interminabile, faticosa prigionia: nel lento avanzare dei treni sui carri bestiame, da Creta alla Grecia e da qui verso la Polonia, nel campo di Biala Podlaska, novanta chilometri a nord di Varsavia, poi ancora sino al cuore della guerra, a Norimberga. Una parentesi della sua vita letteraria che si chiuse con la pubblicazione avvenuta nel 1953 e che, grazie al successo del romanzo, si riaprì sotto altra veste, quella di critico d’arte dell’allora famoso e diffuso settimanale “Oggi”, edito da Rizzoli, nonché di inviato speciale nelle pagine culturali de “La gazzetta del Popolo” e de “Il Resto del Carlino”.
Parlare oggi di questo liBIASION LIBRO 2014_BIASION LIBRO 2014 INT_Pagina_12_Immagine_0002bro, ma soprattutto di quello che quel film – Sagapò – poteva essere, mi evoca ricordi lontani, della fanciullezza, ma ancora vivi nella memoria. E, in questi mesi, cercando tra le tante lettere, rovistando tra gli appunti e gli scritti di mio padre, ma anche nei libri autobiografici e nei numerosi documenti ufficiali che Anna Magnani ha lasciato, e nella tesi di laurea redatta con estrema attenzione pochi anni or sono dalla studentessa Silvia Cavalli, ho ricostruito la lunga vicenda di un romanzo che, in molti, hanno tentato di portare sul grande schermo. Ho percepito con quale forza la grande attrice Anna Magnani abbia cercato, con tutta la sua carica di carisma, umanità e volontà, di essere l’interprete principale di un grande film, che grazie ad un mix di elementi quali la guerra, il dramma, l’amore, la passione, doveva seguire il successo di Roma, città aperta, e che per questo aveva individuato in Roberto Rossellini l’altro grande protagonista. Fu una storia che diventò pubblica quando il produttore Bini presentò i programmi con i palinsesti dei film che avrebbe prodotto e neiquali aveva inserito anche Sagapò.

L'autore con Anna Magnani che acquistò il soggetto per farne un film importante

L’autore con Anna Magnani che acquistò il soggetto per farne un film importante

Riporta infatti il libro Anna Magnani, scritto da Matilde Hochkofler: «Nel 1961 si parla di una riduzione cinematografica di Sagapò. Il progetto è annunciato nel programma di produzione che Alfredo Bini presenta per la stagione ‘62-‘63. “Il sensazionale ritorno della coppia di Roma, città aperta e L’amore. Con Anna Magnani. Regia di Roberto Rossellini”».
Il problema stava tutto nelle interpreti: uno dei maestri del cinema contemporaneo, e del neorealismo italiano, Roberto Rossellini, si era innamorato di Ingrid Bergman e lasciò ogni altro progetto che non fosse a lei legato. E Bini voleva imporre nel film sua moglie, Rosanna Schiaffino, a scapito della Magnani. Così quel film, che doveva essere girato con i maggiori interpreti del momento, non si fece più.
Passati alcuni anni mio padre fu raggiunto da una telefonata e chiamato a Roma immediatamente. Lo aveva cercato Moris Ergas, un produttore cinematografico greco naturalizzato italiano, che aveva già curato film importanti. La sua società, la Zebra Film, volle riacquistare il soggetto di Sagapò e la protagonista femminile sarebbe stata Sandra Milo, attrice emergente e spigliata, pur con qualche limite per le sue non eccelse qualità drammatiche.
Il primo ruolo importante per la Milo arrivò nel 1959 grazie al produttore greco; la giovane attrice non a caso era la compagna di Moris Ergas, che la lanciò nel ‘59 con un ruolo importante nel cinema: si trattava de Il generale Della Rovere, di nuovo con la regia di Roberto Rossellini. La Milo, donna molto disinibita, interpretava il ruolo di una prostituta al fianco di Vittorio De Sica; dopo questo importante debutto iniziò per la giovane attrice un’intensa stagione di film d’autore. La lunga relazione con Moris Ergas, la sua burrascosa vita sentimentale, la lunga simpatia tra lei e Federico Fellini, misero in secondo piano la sua attività cinematografica. Il matrimonio tra Ergas e la Milo finì nel ’66, dopo una decina d’anni di liti furibonde. Poi il fallimento finanziario del sanguigno produttore greco tolse ancora una volta ogni speranza di realizzazione al film tratto da quei racconti.

BIASION LIBRO 2014_BIASION LIBRO 2014 INT_Pagina_11_Immagine_0001Ma la storia non finisce qui. Verso la metà degli anni ’70 mio padre venne cercato da Florestano Vancini, stimato regista e documentarista ferrarese, persona molto seria, che aveva già realizzato film importanti su temi storico-politici e di guerra quali La lunga notte del ’43, Bronte – Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato, Il delitto Matteotti, i suoi film più noti. E tra questi anche La banda Casaroli, girato a Bologna proprio nel quartiere da noi abitato; ricordo ancora attori armati, inseguimenti, fumogeni per creare la nebbia e attrezzature lungo le strade di Bologna. Dopo vari incontri di approfondimento, durante i quali gli fu fornito molto materiale fotografico, Vancini acquisì i diritti del soggetto e preparò una sceneggiatura importante, forse troppo dispendiosa, centrata soprattutto sugli episodi di guerra. Il regista si trovò in grosse difficoltà con la Documento Film che doveva produrlo e fallì prima di realizzare il film.

Biasion in divisa

Biasion in divisa

La storia di Sagapò per il grande schermo parrebbe chiudersi in quegli anni, salvo un prepotente ritorno, successivo all’uscita di un film del non ancora affermato regista napoletano Gabriele Salvatores, che ebbe subito i consensi sia della critica, sia del pubblico. Prima ancora che mio padre lo vedesse, alcuni attenti critici cinematografici e letterari colsero nella storia e nelle immagini di quel film, ambientato in un’isola greca durante la Seconda guerra mondiale, che l’ispirazione… ma anche molto di più, si doveva al romanzo Sagapò, che in greco vuol dire “Ti amo”. Fu solo allora che regista e sceneggiatore ne riconobbero pubblicamente l’origine, la paternità.

Come tutti ormai sanno, infatti, il film Mediterraneo è ispirato e liberamente tratto dal libro Sagapò, raccolta di racconti sui soldati italiani a Creta fra il ‘41 ed il ‘43. È interessante l’aspetto mitologico introdotto dal titolo e dall’ambientazione stessa del film, quel Mar Mediterraneo che qualcuno ha voluto mettere in relazione con i miti epici dell’Odissea omerica.

Rovine a Creta

Rovine a Creta

Il duo Salvatores-Monteleone, per esplicita ammissione, si è soprattutto ispirato al racconto, spesso tragico e drammatico, che della guerra italiana contro la Grecia fece l’artista Biasion nel suo Sagapò, una breve ma intensa raccolta di racconti pubblicata dalla Einaudi nel 1953 e selezionata da Elio Vittorini per la collana da lui diretta, I gettoni, e successivamente pubblicata in varie edizioni italiane e straniere in tutto il mondo. Affermò lo sceneggiatore Enzo Monteleone, come pubblicato da diversi quotidiani e riprodotto su alcuni libri, quali ad esempio L’ombra di Fellini di Renzo Renzi: «Ho sempre dichiarato, anche nella presentazione alla sceneggiatura che sta per essere pubblicata, che l’emozione è venuta dal romanzo Sagapò del pittore Renzo Biasion». Non poteva non dichiararlo, in quanto, in difesa di mio padre, scesero diversi personaggi della cultura che avevano intuito il “saccheggio” del romanzo e l’indegna non citazione dell’autore e del libro nelle prime fasi dopo l’uscita del film.

L’aspetto principale e peculiare, sia alla sceneggiatura del film che al romanzo, erano che la guerra in Grecia rappresenta soltanto il contesto all’interno del quale si svolgono le storie. Ma sono molti e precisi gli spunti che Monteleone prende dai racconti di Biasion: si va dalla descrizione dell’ambiente nel suo complesso, e del clima in cui i soldati italiani vivono la situazione in Grecia, alla caratterizzazione di alcuni personaggi, soprattutto quella del protagonista, sino ai dettagli di alcuni episodi narrati, che devono a Sagapò una freschezza fuori dal tempo.  Mediterraneo_ok
Di questo riconoscimento mio padre, all’epoca settantottenne, restò appagato, o almeno in parte, e non ritenne di intervenire, pur riconoscendo nel film molto del suo lavoro; moralmente gli era stata riconosciuta la giusta paternità, economicamente poteva approfittare del momento. Ma era già stanco e malato, gli anni di prigionia si erano fatti sentire a più riprese: avrebbe potuto muoversi per vie legali, ma ben conosceva i tempi biblici della giustizia; forse avrebbe potuto ottenere anche una bella somma, ma non voleva lottare nelle aule dei tribunali o passare le sue giornate negli studi legali, quindi rinunciò a qualsiasi azione. La voglia di dipingere non gli mancava, e si accontentò di una vittoria morale, di un riconoscimento che divenne l’epilogo per quel libro, che comunque gli aveva portato fortuna, soddisfazioni e successo: Sagapò, un romanzo che, dalla Magnani in poi, ispirò per 30 anni così tanti personaggi del mondo del cinema e dello spettacolo.

Giulio Biasion

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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