Le incisioni: acqueforti e puntesecche

catalogo-dell-opera-completa-acqueforti-litografie-a81eca842L’incisione pare essere il terreno privilegiato per potersi avvicinare alle opere di Biasion. Le acqueforti del Maestro sono state realizzate a partire dagli anni ’60 ed in esse sono ben visibili i tratti dominanti della sua arte: un linguaggio sobrio con cui egli rappresenta interni e paesaggi riprendendo i temi dominanti della sua pittura, legati alla sua storia personale, immersi in un silenzio caratterizzato dall’assenza della figura umana. E anche nei fogli dedicati a ritratti o figure, la presenza umana è avvolta nella quiete, quasi a non voler disturbare il lavoro dell’artista.
Lo stesso artista descrisse il suo lavoro con queste parole:

Nota per le mie incisioni

Come molti pittori ho incominciato tardi a incidere. E la prima spinta è stata pratica, volevo riprodurre per gli amici alcune vedute dei campi di concentramento tedeschi, che avevo disegnato dal vero durante la prigionia. La passione è venuta dopo. Nel campo di Biala Podlaska, novanta chilometri a nord di Varsavia, avevo a disposizione minuscoli fogli di carta, alcuni pennini da disegno e una boccetta di inchiostro di china. Quei pennini e quell’inchiostro li avevo acquistati ad Atene ed erano stati fatti prigionieri, col loro proprietario, a Creta. Mi aiutavano a vivere perché ai tedeschi davo disegni in cambio di pane. Ricordo che quando lavoravo all’aperto l’inchiostro gelava nella boccetta.

incisore_panizziMa, finita la guerra, nella dolcezza ritrovata della casa, mi fu impossibile rifare quei disegni, appartenevano troppo al passato. Così, avendo preso le lastre, la bacinella, l’acido, e avendo rispolverato le nozioni imparate a scuola, cominciai dapprima a rifare qualche quadro, e poi a uscire all’aperto, anziché col foglio bianco, la penna o la matita, con le punte d’acciaio e la lastra affumicata. L’incisione è disegno; che si fa con strumenti diversi dalla matita, però, e che in forza di svariati accorgimenti di mestiere permette di ottenere una vasta gamma di risultati. Ma la sostanza non muta e sta a provarlo il fatto che un buon disegnatore può diventar presto anche un buon incisore mentre un cattivo disegnatore non riuscirà mai, anche usando con gusto e abilità le risorse offerte dall’acido e dall’inchiostro (molte delle quali i veri incisori chiamano “trucco”) a mascherare del tutto questa sua insufficienza. E poiché il disegno è l’espressione prima dell’artista, la più spontanea e diretta, volendo considerare l’incisione soltanto un disegno, ho cercato di fare con la punta d’acciaio quel che facevo con la matita, trasferire cioè sulla lastra anziché sul foglio una emozione provata, un appunto, una idea, o una composizione che mi interessava e che ritenevo adatta alla punta e al nero più che al pennello e al colore. E’ chiaro che l’usare mezzi diversi non poteva cambiare nella sostanza un mondo già formato, per cui i soggetti delle mie incisioni sono spesso i medesimi dei quadri: paesaggi, case, interni, ritratti.
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Ma la punta, obbligandomi a “guardare” in modo diverso, mi ha condotto a una indagine sul vero tutta particolare, e a particolari predilezioni. Mi spiego con un esempio: come lo scrittore può affrontare temi quasi vietati alla pittura, diciamo la descrizione di uno stato d’animo, così l’incisione può arrivare con la sottile punta là dove il pennello perderebbe di mordente, diciamo la descrizione di un insetto, di una conchiglia, di un tronco d’albero, di un mazzo d’erbe, dei fiori quando sono diventati secchi, e così via. Credo che ciò porti tutti gli incisori a particolari predilezioni, e nel mio caso sono certe facciate di case popolari, le periferie delle città industriali, col loro intrico di fili, di viali e di rotaie, l’interno dello studio, vale a dire un mondo creato da me, i fiori secchi e le conchiglie, che Budigna okmi ricordano il mare, percorso da generazioni di miei antenati, e perciò forse rimasto nel mio sangue come una nostalgia di spazio, di forza e di purezza. Ecco che l’incisione, indicandomi nuove strade, ha reso più ampio il campo dei miei interessi. Il che significa un allargamento dell’apprendere, e del vivere. Questo può risultare importante per uno che considera la pittura un modo di comunicare e compito del pittore il prendere e capire per poter poi dare, Dio aiutando, con bellezza e verità.

Renzo Biasion

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